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La Storia

La Storia di Pantelleria risale al primo Neolitico, quando genti non meglio identificate hanno raggiunto l’isola, attratti dall’ossidiana, l’oro nero del tempo, tanto preziosa da convincere questa popolazione ad affrontare la pericolosità di quel viaggio insieme alle difficoltà di sopravvivenza, in un’isola così piccola e lontana.  Nuclei, utensili e schegge della nostra gemma sono stati infatti ritrovati dalla Tunisia alla Francia, testimoniando la frequantazione della nostra isola in quel tempo tanto lontano.

Per trovare i p r i m i a b i t a n t i dell’isola i “Sesioti” b i s o g n a, tuttavia,risalire al II millennio a.C.
Della loro civiltà ci rimangono maestosi monumenti funerari “Sesi” e i resti di capanne e del ciclopico muro, alto circa 8m e lungo più di 200, eretto a protezione del villaggio.

In seguito all’oscura sparizione dei Sesioti approdano a Pantelleria, nel VII sec a.C., i Punici i quali trasformano l’isola in un’importante base per i loro commerci con la vicina Cartagine. In questo periodo si intensifica la produzione agricola e viene introdotta la coltura della vite ad alberello. Visto l’aumento intenso della popolazione, si pone il problema dell’acqua che viene risolto con la costruzione di cisterne sotterranee, espediente ancora utilizzato sull’isola per raccogliere l’acqua piovana.

Ancora oggi, nella zona di San Marco e Santa Teresa, sono facilmente individuabili le mura di cinta dell’Acropoli e i resti di alcune costruzioni religiose. Yrnm, (isola degli uccelli starnazzanti) così la chiamavano, ebbe con i Punici momenti di autonomia politica, prosperità e gloria tali da battere moneta, numerosi a tal proposito i ritrovamenti.

Ai Punici si contrappongono i Romani, essi non colonizzano l’isola, ma si limitano ad occuparla militarmente nel 217 a.C. Recenti ed importanti ritrovamenti confermano l’importanza politica ed economica di Pantelleria di questo periodo. Stiamo parlando del ritrovamento dentro una delle cisterne dell’Acropoli delle due teste in marmo raffiguranti Giulio Cesare ed Agrippina Minore o Maggiore risalenti molto probabilmente all’epoca giulio-claudia (prima metà del I° sec d. C.) destinate ad ornamento di un edificio pubblico probabilmente ubicato sulla cima della collina. In seguito all’avvento dei Flavi si ipotizza che le teste siano state deposte in tale sito allo scopo di preservarle, ne sono testimonianza le ossa animali combuste ritrovate in prossimità delle teste che fanno presumere un vero e proprio rito sacrificale. Alla dinastia dei Flavi viene invece attribuita la terza testa ritrovata in un’altra cisterna e raffigurante l’imperatore Tito figlio di Vespasiano.

Questo è per Cossura  (così i Romani ribattezzarono Pantelleria) un periodo di grande prosperità e ricchezza destinato però a svanire con la crisi dell’Impero Romano. Pantelleria diviene terra di conquista per i Barbari, tra i quali i Vandali. Nel 551 Pantelleria o Cossyra passa sotto il dominio Bizantino e attraversa ancora un periodo travagliato che si alterna a periodi di dominazione araba. Testimonianza di tale passaggio alcuni resti di tombe nelle zone di Scauri, Monastero e Piana di Ghirlanda. Al tempo della dominazione bizantina si fa’ risalire l-attuale nome dell’isola (da Patalareas, cioe’ padella-piatto).

Nel 700 gli arabi distruggono Pantelleria e ne massacrano la popolazione, continua così il periodo di instabilità. Nell’835 gli arabi si insediano stabilmente sull’isola favorendo l’inserimento di popolazioni berbere del Nord Africa. Quest’ultimi sono sicuramente coloro che a Pantelleria hanno lasciato i segni più tangibili del loro passaggio: da una vera e propria Kasbah nel centro abitato di Pantelleria, parzialmente distrutta durante la guerra dai bombardamenti americani, ai nomi delle contrade, ai modi di vivere. Con gli arabi l’agricoltura diviene attività economica prevalente, con l’introduzione di nuove piante tropicali, come cotone e canna da zucchero, accanto alle tradizionali colture mediterranee uva, olive e carrube. Tale dominazione dura fino all’XI sec. quando nel 1087 le repubbliche marinare del mediterraneo si alleano per cacciare i mussulmani dalle terre cristiane.

Nel 1123 i Normanni sbarcano a Pantelleria, per annetterla al Regno di Sicilia e vi costruiscono il castello “Barbacane”, ad essi seguono gli Svevi, in quel periodo Pantelleria, diviene in quel periodo campo neutro in cui convivono pacificamente musulmani e cristiani, i primi retti daun prefetto musulmano, i secondi da un governatore siciliano, entrambi di nomina del re di Sicilia.
Seguono gli Angioini e gli Aragonesi. Quest’ultimi determinano un nuovo flusso di immigrazioni testimoniato dai nomi di molte famiglie locali, chiaramente di origine spagnola: Ferrandes, Errera, Belvisi, etc.
Nel 1713 l’isola passa sotto il ducato dei Savoia e nel 1720 dell’Austria. Infine sotto i Borboni 1734 l’isola diventa uno degli undici porti militari di Sicilia.

Nel 1861 Pantelleria viene annessa al Regno d’Italia e da questo momento in poi la sua storia, è legata alla storia d’Italia. Un ruolo particolarmente importante riveste l’isola durante la seconda guerra mondiale, per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo.
Già nella seconda metà degli anni 30 l’isola comincia ad essere preparata alla guerra con la costruzione dell’aeroporto e di una fitta rete stradale, ad opera del governo fascista. La vera e propria guerra inizia, però, a Pantelleria solo nel giugno del 1942 con la famosa Battaglia di Pantelleria; nel maggio del ’43 la liberazione dell’Italia dal fascismo inizia proprio da Pantelleria con quello che è passato alla storia come il più massiccio bombardamento americano di tutta la guerra, oltre tutto ingiustificato vista la scarsa controffensiva, della quale gli americani erano a conoscenza.

Nonostante tutto l’isola, sotto assedio per 35 giorni, viene bombardata con ca. 17 tonnellate di bombe, il paese distrutto e il tutto filmato per fini strategici e propagandistici. Finita la guerra comincia la ricostruzione e la vita continua tra alti e bassi fino ai nostri giorni.